La nostra storia inizia quattro generazioni fa. La bottega dei Franch infatti ha già festeggiato i 100 anni di attività: era il 1909 quando Camillo decise di aprire a Cloz il primo laboratorio all’ingresso del paese, dopo sette anni di gavetta sotto tre padroni diversi. La legislazione austriaca lo prevedeva per tutti quelli che volevano diventare artigiani in proprio. Solo dopo poté chiedere la licenza per aprire una bottega tutta sua. In più, a scadenze regolari doveva frequentare dei corsi di disegno al Capitantao di Cles. Ore di cammino, estate e inverno, e non c’erano le strade che ci sono adesso. A Camillo però il lavoro piaceva e tenne duro. All’epoca produceva perlopiù articoli per la casa come paioli, posate, secchi per l’acqua e scaldaletto che poi vendeva ai compaesani.

Quando arrivò la Grande Guerra la sua abilità come artigiano gli permise di evitare il fronte, ma fu spedito in una fabbrica a Innsbruck. Quando rientrò, l’attività riprese e da allora non è stata più chiusa. Durante il secondo conflitto mondiale, al figlio Ervino, che nel frattempo aveva imparato il mestiere da suo padre, toccò andare al fronte come carabiniere, per cui rimase lontano da casa fino al ’46. Camillo, invece, tenne aperta la bottega. Al suo rientro, Ervino riprese i vecchi ferri del mestiere, ma nel dopoguerra le possibilità erano poche per cui affiancò all’attività di ramaio quella di riparatore di biciclette. Ma anche di idraulico, lattoniere e benzinaio.

Gli anni passarono e la ripresa economica arrivò anche a Cloz, tanto che negli anni ’60 il rame stava vivendo un periodo particolarmente felice. Tutti avevano il necessario e, dunque, si cercava il bello, il superfluo, il suppellettile particolare, magari di rame. Nel 1967, vicino alla storica bottega laboratorio del capostipite Camillo, Ervino costruì una casa e vi aprì un negozio. Gli affari andavano bene e si riuscì a dare un primo impulso al mercato riuscendo a raggiungere alcuni punti vendita fuori regione. Tutti i figli di Ervino intanto avevano imparato a lavorare il rame: Gianpietro era l’unico maschio e fu lui ad affiancare il padre al lavoro, ma le sue quattro sorelle erano cesellatrici molto abili.

Dopo il momento d’oro, il lavoro è diminuì a poco a poco. Gianpietro, una volta presa in gestione l’attività, ampliò ulteriormente l’offerta, facendosi personalmente promotore dei suoi articoli. Saliva in macchina con i cataloghi e qualche oggetto fatto a mano e partiva alla ricerca dei clienti, riuscendo così a raggiungere i negozi sparsi sul territorio nazionale che oggi vendono i suoi articoli.

Negli anni ’90 il laboratorio puntò quindi sulla lattoneria e sull’oggettistica su misura: segnavento, grondaie e camini, cappe per cucine, insegne di negozi e stemmi di famiglia. In seguito, ci fu l’introduzione di alcune macchine. È stata una scelta sofferta ma necessaria per potersi permettere, mentre i macchinari lavorano sui grandi numeri, di realizzare oggetti artigianali alla vecchia maniera, fatti ancora oggi a regola d’arte con gli strumenti di allora, ossia martello, cesello, mazota, palo, tassello e lingua, pezzi unici che richiedono lunghi tempi di lavorazione e in cui si esprime la vera creatività.

Dopo un altro periodo di cambiamenti, la quarta generazione è entrata al lavoro nella bottega dei Franch: il figlio di Gianpietro, Damiano, ormai da qualche anno è al lavoro nella nuova officina. La sua passione verte più sul ferro e sulle grandi opere da fabbro, come carpenterie metalliche e lavori per l’edilizia e l’architettura. Sono ambiti che gli permettono di esplorare l’innovazione tecnologica e i materiali, oltre che di inserirsi in un mercato differente. È così che la sapienza artigiana centenaria incontra il presente e si proietta nel futuro. E la storia continua…

Oggi, accanto a quel primo piccolo laboratorio, si affaccia sulla strada principale un grande punto vendita, gestito da Gianpietro e dalla moglie Elena. Qualche strada più in là, invece, si trova l’ampio capannone dove prendono vita gli oggetti più diversi. Entrare nel negozio è proprio un bel colpo d’occhio: la varietà degli oggetti esposti dà subito un’idea dell’impegno creativo che contraddistingue i Franch.

La produzione odierna della bottega si può suddividere in quattro categorie principali. Si realizzano oggetti in rame, ottone, ferro, acciaio inox e alluminio. La gamma degli articoli disponibili, oltre a essere molto ampia, è in costante evoluzione ed è impossibile fare un elenco esaustivo, ma sul sito internet e sulla pagina facebook è possibile trovare molti esempi.

  1. I prodotti in rame, ferro e ottone per la casa, tra cui pentole, orologi e lampade, candelabri, centrotavola e piatti. Tra questi si annoverano sia prodotti di serie che pezzi su misura. Per quanto riguarda la produzione in serie, da un primo oggetto realizzato a mano si ricava lo stampo, che nella pressa consente di realizzare centinaia di esemplari. Gli oggetti fatti a mano, però, sono quelli che danno maggiore soddisfazione: quando si inizia a farli non si smette di martellare finché non sono finiti. E tra migliaia di oggetti, se ce n’è uno fatto da un Franch, è certo che Gianpietro lo riconoscerà perché c’è un’impronta personale tipica della famiglia in ogni pezzo.
  2. L’arte e il design: si tratta di lavori straordinari in rame, ottone, ferro, acciaio inox o alluminio, realizzati su commissione o per ispirazione dell’artigiano, unici e irripetibili. A partire dall’idea iniziale o dalle esigenze del cliente, si fanno degli schizzi su carta e un progetto con il dettaglio delle misure.
  3. La lattoneria. I Franch hanno già una discreta tradizione nella lavorazione dei metalli per la decorazione e la rifinitura dei tetti: segnavento e puntali svettano sui coppi, grondaie e camini funzionano a pieno regime, antiche coperture e campanili ritrovano l’antico splendore tramite un restauro o un completo rifacimento.
  4. Le opere da fabbro, come ringhiere e cancelli, arredi urbani e carpenteria metallica. In questo caso il lavoro è sempre su misura, si fa il disegno di un progetto insieme al cliente e ci si affida al computer per fare un rendering 3d dell’opera.